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    Il Terzo polo sarà un partito, ma sul suo destino c’è l’incognita Pd


    Carlo Calenda annuncia la creazione di un soggetto “che non sarà la somma di Azione e Iv, ma qualcosa di più grande ed aperto”. Per ora porte chiuse al Pd che “tiene dentro di sè tutto e il suo contrario”. A Zingaretti che chiede di tornare al campo largo per le elezioni in Lazio e Lombardi da queste parti si risponde con una pernacchia

    Sette virgola otto per cento, 30 parlamentari, 21 deputati e nove senatori. Non hanno vinto, non hanno perso. Non sono disperati, ma non c’è molto da esultare. E in questo limbo emotivo, allora, la domanda è d’obbligo: che ne sarà del Terzo polo? Sarà stata solo una meteora elettorale? O il voto di domenica è stato il battesimo di uno schieramento che aspira a diventare protagonista della vita politica del paese? La risposta ufficiale l’ha data Carlo Calenda ieri nel corso di una conferenza stampa. Sì, il terzo Polo diventerà un partito, ma “non sarà la somma di Azione e Italia viva ma qualcosa di più grande ed aperto”, ha garantito Calenda. A fianco della risposta ufficiale però ce n’è una ufficiosa assai più complicata e ambigua. Perché i destini del terzo polo sono legati, almeno in parte, alla vera variabile impazzita del dopo elezioni, il Pd. Calenda esclude dialoghi futuri con i dem….

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